Moisés Naím

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L'invisibile rinascimento africano

World Energy & Oil / Moisés Naím

Nel corso della mia carriera di redattore ho scoperto i ritmi e la costante periodicità delle ondate di articoli che annunciano l’alba di un Rinascimento africano. Spesso editorialisti e politici presentano per la pubblicazione articoli che celebrano e accolgono un presunto Rinascimento africano, il momento promesso (che sembra sempre imminente) in cui l’Africa si libererà dall’opprimente peso della storia per rivendicare il proprio legittimo ruolo di polo dinamico di progresso e di sviluppo.

L’espressione Rinascimento africano, scopro, fu coniata negli anni Quaranta del secolo scorso, quando l’illustre intellettuale senegalese Cheikh Anta Diop propose che l’Africa costruisse il proprio futuro su una rinascita del vigore dell’antica civiltà egizia, analogamente a come l’Europa aveva edificato il proprio sull’eredità dell’antica civiltà greca e di quella romana. L’espressione è tornata a circolare all’inizio del nostro secolo, quando il secondo presidente democraticamente eletto del Sudafrica, Thabo Mbeki, l’ha utilizzata a sintesi della propria visione per il continente africano. L’espressione torna in auge ogni volta che si fa appello a una visione luminosa e ottimistica del futuro dell’Africa.

L’epocale avvento del Rinascimento africano è sempre annunciato come imminente, come se fosse proprio dietro l’angolo, ma, infine, è sempre fuori portata. Mi fa venire in mente la vecchia e tetra freddura secondo cui “il Brasile ha un grande futuro... e sempre lo avrà!”

UN PROGRESSO GRADUALE E NON UNIFORME
Di fatto, in questo secolo il progresso dell’Africa è graduale e non uniforme. Vero è che molte delle principali democrazie del continente si sono consolidate solo negli ultimi anni, ma vero è anche che dei 52 tra colpi di stato e tentativi di golpe avvenuti nel mondo nel 2010, ben 43 hanno avuto luogo in Africa. Il Sahel continua a caratterizzarsi per la sua fragilità istituzionale e per una netta cleptocrazia. Per ogni storia di successo come quella del Malawi e dello Zambia, le cui democrazie sono in via di guarigione, c’è un Sudan la cui nascente democratizzazione viene brutalmente repressa da uomini armati, o c’è un Mali in cui la cronicità della violenza jihadista e le disfunzioni dello stato sopraffanno i tentativi francesi di pacificazione armata.

Eppure, tralasciando il tremendo 2020 della pandemia, le economie africane continuano a crescere, in modo non spettacolare ma comunque solido. E questa crescita non si limita più solo ed esclusivamente alle nazioni ricche di risorse. Dalla crisi finanziaria del 2008, in Africa le economie non petrolifere nel loro insieme hanno registrato una crescita più rapida rispetto a quelle esportatrici di petrolio: un fatto notevole. Tuttavia, i tassi di crescita di entrambi questi tipi di economia sono al momento inferiori rispetto a quelli dei dieci anni precedenti il 2008, un altro segno che indica come la convergenza dell’Africa con il resto del mondo sarà lenta e lunga, e non rapida e spettacolare.

Il continente africano continua ad attingere dal flusso degli investimenti internazionali solo una quota minima, meno del 2 percento del totale mondiale. Per quanto il panorama degli investimenti non sia più dominato dalle industrie estrattive, come invece in passato, non c’è un reale aumento del totale. Negli ultimi anni, le priorità maggiori dello sviluppo infrastrutturale sono state definite principalmente dalla Cina, e le sfumature neocoloniali di molti progetti, con il loro preoccupante impatto ambientale e sociale, hanno scatenato reazioni furiose.

TANTE PICCOLE STORIE DI SUCCESSO
Tuttavia, se le storie di successo sono difficili da individuare a livello macroscopico, guardando il quadro più da vicino e nel dettaglio si scoprono tanti segnali incoraggianti. Mentre i megaprogetti del governo cinese in Africa incontrano resistenze sempre maggiori, vi sono tante piccole società cinesi che costruiscono stabilimenti e installano ripetitori per telefonia mobile in diverse città sparse per tutto il continente, portandovi quel lavoro, know-how e tecnologia di cui l’Africa ha disperato bisogno. E queste piccole società, che lavorano dal basso, stanno di fatto oscurando le utility più grandi che lottano per finanziare le centrali elettriche necessarie per l’approvvigionamento energetico dei consumatori urbani dell’Africa.

Prendiamo, per esempio, la M-KOPA, società tra le più innovative nella fornitura di soluzioni africane ai problemi africani. Anziché starsene ad aspettare che le utility nazionali si organizzino per portare energia alle popolazioni rurali ampiamente disseminate in tutto il continente, la M-KOPA vende kit solari che l’utente può installare in modo rapido e autonomo per alimentare qualsiasi dispositivo, da un paio di lampadine e un caricabatterie per cellulare a una TV satellitare o un piccolo frigorifero. Sfruttando le ben sviluppate infrastrutture africane per i pagamenti tramite cellulare e l’Internet delle cose (IoT), per l’acquisto dei suoi prodotti la M-KOPA propone formule di finanziamento flessibili basate su micropagamenti giornalieri. I più semplici dei suoi prodotti e servizi possono costare pochi centesimi di dollaro al giorno, pagabili tramite cellulare su una piattaforma dedicata. Se oggi non paghi, domani non avrai la corrente; domani paghi e dopodomani riavrai la corrente. Non è solo una bella idea: la M-KOPA ha ormai oltre un milione di clienti in quattro paesi diversi, ed è in rapida crescita.

M-KOPA è solo uno tra i tanti esempi: in tutta l’Africa gli imprenditori lavorano sodo per ideare soluzioni innovative adatte ai contesti locali, per decine di settori, dall’agricoltura alla logistica, dal fintech e alle telecomunicazioni.

E allora, forse il problema è che abbiamo cercato i segni del Rinascimento africano nei posti sbagliati. Forse il Rinascimento africano non verrà dai palazzi presidenziali, né dai convegni finanziari internazionali. Forse non si manifesta immediatamente nella bilancia dei pagamenti, perché è un processo lento e ancora poco visibile, alimentato da migliaia di imprenditori e dai milioni di piccole decisioni che essi prendono giorno per giorno per dare soluzione a problemi specifici. Forse il Rinascimento africano è in corso già adesso, ma passa inosservato.